Era il 1980. La febbre altissima al mio bambino, durava da più di 40 giorni.

Il pediatra non sapeva darsi una ragione per cui ricoverai il mio bambino, di soli 9 mesi, presso l’ospedale di Vibo Valentia dove fecero la seguente diagnosi: focolaio broncopneumonico nel campo polmonare di probabile natura virale.

Allarmati, decidemmo di trasferire il piccolo presso l’ospedale Gaslini di Genova. Durante il viaggio non feci che pregare Padre Pio, stringendo una sua immagine tra le mani. Giunti alla periferia di Genova, non sapendo dove andare, ci fermammo.

A distanza di alcuni metri incontrammo un signore che, inspiegabilmente ci chiese: “Dovete andare al Gaslini?”. E ci indicò la strada. Facemmo il ricovero! Quella notte sentii entrare qualcuno in camera. Pensai che fosse un infermiere. Mi sollevai dal letto ma non vidi nessuno.

L’indomani mattina trovai la culla del bambino manomessa: la copertina era ripiegata tre volte in basso, calzini sfilati, erano stati sistemati in un angolo. Il piccolo dormiva tranquillo e non aveva febbre. Un brivido pervase tutta la mia persona.

Padre Pio era venuto a curare e a guarire mio figlio! Quella notte ne avevo sentito i passi. Piansi di gioia e conservai  i due calzini come una reliquia.

Alla successiva radiografia non risultò nessuna traccia di ciò che avevano riscontrato all’ospedale di Vibo Valentia. 

Oggi Giuseppe mi ha reso nonna di tre splendidi bambini.

Maria Antonietta di Mileto Catanzaro

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