Un giorno d’estate del 1956, dopo aver benedetto i fedeli, Padre Pio usciva dalla chiesa molto affaticato. Quel giorno sembrava più stanco del solito. Camminava appoggiato al braccio di padre Giambattista.

Padre Gabriele Bove testimonio che Padre Pio assomigliava a san Francesco stigmatizzato che scendeva dalla montagna.

Era sorprendente quello che diceva la gente sul fatto che Padre Pio avesse una grande familiarità con il suo angelo custode e gli chiedesse di andare di notte a confortare i malati e soccorrere i peccatori. 

Padre Gabriele gli andò incontro e lo prese per l’altro braccio chiedendogli: “Padre, è molto stanco?” – Sì, figlio mio, sono oppresso dal grande caldo. – Questa notte riposerà. Inoltre chiederemo al suo angelo custode di venire ad alleviare la sua pena. Si fermò di colpo e mi gridò: “Ma cosa dici? Deve mettersi in viaggio”. Era proprio questo che Padre Gabriele voleva sapere.

Nascondendo la sua sorpresa gli rispose: – Cosa? Il suo angelo deve viaggiare? – Certo. Allora gli chiese: – Padre, se il suo angelo deve viaggiare per confortare i malati e soccorrere i peccatori, permetta almeno che i nostri due angeli prendano il suo posto. – No, ognuno dei vostri angeli stia con il suo protetto. E, sorridendo, aggiunse: E se questi angeli diventassero gelosi?

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