Mi chiamo Silvestro e sono un farmacista, sono molto devoto di Padre Pio. Padre Pio entrò nella mia vista nel periodo degli studi universitari. Era il 1987. Ero al mio terzo anno fuori corso. Soffrivo perché non riuscivo a concludere la mia carriera universitaria. La mia facoltà prevedeva 19 esami ed io ne avevo superati 18. Mi rimaneva l’ultimo: chimica farmaceutica.

Mi buttai nello studio ma lungo la strada trovai tanti ostacoli e difficoltà nel ritenere a memoria le formule chimiche. Sembrava impossibile: pure applicandomi con tutta la volontà, la mente rimaneva una “tabula rasa”. Non riuscivo più a concentrarmi. Stavo per abbandonare gli studi quando mi sono raccomandato a Padre Pio recitando la preghiera che trovai sulla sua piccola immaginetta. Non so come era finita sulla mia scrivania, ma ogni giorno mi accompagnava il suo sguardo paterno, i suoi occhi dolci. Non ne parlai a nessuno, ne tanto meno ai miei amici che erano tutti lontani dalla chiesa. Allora mi buttai a capofitto nello studio e cominciai ad andare a Messa.

Feci una promessa: “Padre Pio aiutami ed io porterò in chiesa anche i miei amici, ci proverò”. Dopo anni di studio, mi ritrovavo ad affrontare l’ultimo esame che, in verità, non andò bene e quando il professore disse “si può accomodare”, mi crollò il mondo addosso. Ero certo d’aver fallito. L’immagine di Padre Pio era nel taschino della mia camicia. Al ritiro del libretto la sorpresa: trovai la sufficienza. Sono certo che senza l’aiuto di Padre Pio non avrei mai superato le mie paure e quell’esame.

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