Francesco Forgione, il futuro padre Pio, il 6 gennaio 1903, bussò alla porta del convento dei frati cappuccini di Morcone (BN) che, salvo brevi interruzioni, è stato sempre luogo di noviziato della provincia religiosa.  Il padre maestro fra Tommaso da Monte Sant’Angelo assegnò al giovane pietrelcinese provvisoriamente la cella cella n. 18: un pagliericcio poggiato su quattro tavole sostenute da due cavalletti, un minuscolo tavolino con qualche libro di voto, una sedia, una croce di legno. Poi gli venne assegnata la cella n. 28 nel corridoio dei chierici.

Il convento di Morcone

Francesco Forgione il 22 gennaio 1903, alle 9 del mattino, ai piedi dell’altare maggiore della chiesa conventuale di Morcone fu vestito dal padre maestro dei “panni di probazione”, alla presenza dei religiosi professi e dei novizi. Da quel giorno  cambiò il suo nome in fra Pio da Pietrelcina. I suoi compagni di studio raccontano che era un “fratino esatto in tutto“.  Il novizio, di scarso appetito, a volte si trovava in imbarazzo a refettorio, perché doveva rendere conto al padre maestro e al padre guardiano se voleva lasciare qualche vivanda, però i superiori erano comprensivi e lo lasciavano in pace, dispensando dei motivi della richiesta di fronte a tutta la fraternità.

Cella n.28 di Fra Pio da Pietrelcina

Del silenzio prescritto ai novizi “era così amante che non era possibile sentire una sola parola dalla sua bocca, e alle se alle volte era necessario di far comprendere ai confratelli novizi obblighi importanti o di rilevare i loro difetti o mancanze, faceva comprendere il suo pensiero o dispiacere con gesti, con l’espressione dello sguardo ed i suoi atteggiamenti“. Lo stesso padre maestro giudicava fra Pio “un novizio esemplare, puntuale nell’osservanza ed esatto in tutto” e lo proponeva a tutti come esempio. Era il comportamento impeccabile di un giovane novizio che si imponeva tutti gli altri “per la l’attrazione che esercitava su quanti ebbero comunanza con lui”.

Durante l’anno di noviziato a fra Pio capitarono due fatti, causati involontariamente dalla malattia di cui era affetto il padre maestro. Era sofferente di certi malanni che gli procuravano smarrimenti da fargli perdere la conoscenza anche per mezz’ora. Passato il male, riprendeva tutte le sue attività, laddove le aveva lasciate. Un giorno fra Pio si andò a confessare dal padre maestro, che durante il colloquio venne attaccato dal solito male. Fra Pio era lì in ginocchio, aspettando per una buona mezz’ora che il padre Tommaso rinvenisse. Una sera sempre per domandare le sue “cose spirituali”, d’inverno, dopo il silenzio serotino, scalzo e senza mantello, inginocchiato dietro la porta della cella del padre maestro, attese per circa due ore. Fra Pio sarebbe stato li tutta la notte se non fosse stato per fra Camillo che alle undici di sera si accorse del novizio ancora lì in ginocchio e  infreddolito. Fra Camillo lo portò al fuoco comune, lo fece riscaldare bene e poi lo accompagnò a letto.

Il 22 gennaio 1904 fra Pio fece la professione temporanea dei voti

Padre Tommaso da Monte Sant’Angelo

Padre Pio tornò a Morcone più di una volta, da studente e da sacerdote, perché è il convento più vicino a Pietrelcina, dove si recava di tanto in tanto per motivi di salute.

Il 18 luglio 1909 si recò a Morcone per ricevere il diaconato da monsignor Benedetto Della Camera vescovo di Termopoli.

Il 21 luglio 1910 da Pietrelcina si recò al convento di noviziato per imparare le cerimonie della Messa, perché la sua ordinazione sacerdotale.  Dopo una giornata trascorsa in convento dovette rientrare a Pietrelcina. Scrisse al suo provinciale che per le cerimonie della Messa ci pensava il parroco del paese Don Salvatore Pannullo.

Nel dicembre 1913 il provinciale espresse il desiderio a fra Pio che era sempre a casa (Pietrelcina) per motivi di salute di assegnarli il compito di vice maestro nel convento di Morcone. Desiderio che non si realizzò mai perché Padre Pio non fu mai vice maestro dei novizi.

Padre Pio tornò nuovamente a Morcone nel luglio 1914. Dopo essere stato in convento per 5 giorni scrisse al provinciale che ebbe una ricaduta e dovette rientrare a casa.